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Arginiamo il precariato nelle Università

Arginiamo il precariato nelle Università

Le Università italiane per essere competitive in Europa devono rinnovarsi, iniziando a garantire più stabilità contrattuale ai giovani ricercatori a tempo determinato (RTD) che adesso versano in condizioni di drammatico precariato.
È quanto afferma il biologo e imprenditore Carlo Roccio, ora candidato dal Partito Democratico alle Elezioni Europee del 25 maggio 2014 nel Collegio Nord-Ovest, il quale intende sostenere alcune delle cause portate avanti dai ricercatori italiani a tempo determinato, che hanno fondato nel 2013 un’associazione (ARTeD, www.uniarted.it) ai fini di interloquire con i soggetti istituzionali ed avanzare precise richieste di breve e medio periodo, cercando di superare le problematiche legate alla loro figura professionale e contribuire alla promozione della ricerca e dei ricercatori all’interno del mondo accademico.
«La principale incongruenza riguardante la posizione RTD è l’attuale impossibilità di stabilire in Italia un percorso certo incentrato sul merito, in grado di garantire dignità e futuro a chi si occupa e vuole continuare a occuparsi di ricerca. – spiega Carlo Roccio – Inoltre, la spending review, dettata dalla crisi economica, ha prodotto un sensibile incremento del numero di figure precarie all’interno degli Atenei nazionali e inaccettabili disparirà tra le diverse figure che vi lavorano. Tutto questo sta indebolendo ulteriormente l’Università e il settore della ricerca che invece sono fondamentali per produrre cultura, rinnovare e favorire la ripresa del Paese. Occorre invertire il senso di marcia, in primis attraverso l’introduzione di una nuova e unica figura di ricercatore a tempo determinato pre-ruolo, con maggiore continuità di ricerca, possibilità di essere responsabile di progetti nazionali e internazionali, rappresentanza negli organi collegiali e diritto di voto».
Secondo l’imprenditore Carlo Roccio, per essere competitivi in Europa, è realmente necessario affrontare il problema del precariato anche nel mondo universitario, per esempio iniziando a prolungare dai 3 anni attuali a sei anni il ruolo di ricercatore a tempo determinato, permettendo così una più proficua applicazione della ricerca e una maggiore competitività all’interno del mondo accademico.
Con un contratto di 6 anni, il ricercatore ritornerebbe ad essere una figura presente negli Atenei e gli verrebbe concesso il tempo necessario per finalizzare, in termini di pubblicazioni, il proprio lavoro di ricerca, per coordinare progetti e gestire tesisti e dottorandi, nonché per avere accesso ai ruoli di rappresentanza negli Organi di governo all’interno degli Atenei. Al termine del rapporto il ricercatore, previo conseguimento dell’abilitazione nazionale, dovrebbe essere inquadrato nella II fascia presso l’Ateneo di appartenenza (procedura della tenure track).
In sostanza, i giovani ricercatori chiedono una modifica della legislazione vigente in merito al meccanismo di reclutamento e conseguente abolizione delle due figure RTD-A e RTD-B e l’istituzione di una sola figura di ricercatore a tempo determinato
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